Consigli per gli acquisti: Tokyo Thrift #1

Se c’è una cosa che apprezzo nel modo di vestire giapponese non è tanto la bellezza degli abiti – che tra pelo, contropelo, pizzo e cianfrusaglie attaccate al colletto (rimovibile) della maglietta di turno le ragazze a volte fanno concorrenza al mago Thelma nei suoi momenti migliori –  quanto invece il fatto che più del cinquanta per cento del comune vestiario femminile giapponese si rifà al vintage anni 60- 70 o addirittura viene direttamente da quell’epoca.

Infatti, con mia grande gioia e parecchio stupore, il Giappone pullula di negozi di abiti usati: da Hiratsuka al centro del cuore di Shibuya, i thrift shop si susseguono in varietà di dimensioni e qualità dell’abbigliamento, ma in qualunque di essi si decida di metter piede, questi sono sempre affollatissimi  e con prezzi davvero a portata di studente in trasferta senza troppe pretese modaiole, e a volte anche con.

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Cartelli portatori di inganno

One or Eight è Il primo negozio dell’usato in cui ho messo il naso. Si trova a due passi dall’ingresso del campus, è piuttosto piccolo e mi ha attirato fin dal primo giorno per l’insegna anni 60; tuttavia mi ha dato qualche problema in quanto non ha un giorno o un orario fisso di apertura (l’unica cosa certa è che è chiuso il giovedì). L’interno è piccolo, stipato di abiti che, con mia delusione, non sono usati come scritto sul cartello ma semplicemente si presentano con un aspetto vintage ricercato, un taglio moderno abbinato a fantasie che manco un taglialegna di settant’anni e buoni più che altro per wannabe hipsters. I prezzi sul cartellino confermano la finta trasandatezza della maggior parte degli abiti, soprattutto le magliette di gruppi musicali e quelle con Topolino o Minnie in versione grunge/psichedelica.

La proprietaria del posto è una signora sulla cinquantina di una gentilezza che sfiora quasi il servilismo: quando il mio compagno di shoppingevoli avventure ha chiesto di poter pagare con la carta di credito, la suddetta signora ha risposto di no ed è sparita nel retrobottega per tornare con due caffè in lattina da offrirci, scusandosi profondamente per non essere al passo coi tempi. Ero indecisa se accarezzarle la matassa di capelli neri o farle notare qualche altra imperfezione nella speranza di rimediare, che ne so, un invito a cena.

Un investimento più che proficuo è arrivato invece dal posto in cui non mi sarei quasi aspettata di trovare un buon thrift shop: Shibuya. Da inesperta ed ignorante ryuugakusei di periferia, credevo che nel cuore dell’ipermoderna Tokyo avrei trovato più che altro colori sgargianti come solo certi cantanti androgini del j-pop sanno conciarsi, pantaloni in cui infilare una coscia significa assomigliare ad un cotechino e pizzi e merletti in stile pedo-porno-gothic-lolita, ma fortunatamente mi sbagliavo.

kinji

Un piccolo paradiso

Kinji, una delle più grosse catene di rivendita dell’usato in Giappone, occupa il pianoterra di un anonimo centro commerciale vicino al Tempio Meiji  e appena varcata la soglia si respira aria di vintage – alcuni la chiamano puzza di chiuso ma non voglio sottilizzare.

Le corsie sono parecchie, alcune suddivise per decenni ed altre per categorie di stile, con scarpe, scarponi e stivali che spuntano fuori all’improvviso tra gli scaffali ed in fondo ci sono tre camerini di prova e servizievoli commessi dall’aspetto indescrivibile – potrei parlare per ore delle unghie di cinque centimetri del cassiere dai lunghi capelli e il cappotto in vinile nero o del fatto che la ragazza che mi ha aiutato a scegliere i vestiti avesse addosso una tale accozzaglia di stili diversi da farla assomigliare a uno sbalzo temporale, ma nessun paragone del mio vocabolario potrebbe rendere l’idea.

I prezzi di questo negozio sono variano spesso in base all’articolo e alle condizioni dello stesso – ma sono comunque riuscita a portare a casa un sacco di capi in perfetto stato a meno di 700 yen l’uno (le scarpe di solito costano come in un normale negozio, in alcuni casi forse anche di più, non c’è molta scelta di numero, ma questo è un problema di tutti i negozi dell’usato).

Nella maggior parte dei vintage shop in cui sono stata ho notato che, a differenza dei mercati dell’usato in Italia dove accanto ai vestiti si trovano giocattoli, suppellettili e cianfrusaglie, si vendono solo ed esclusivamente vestiti e per accessori ed oggettistica – mobilio, macchine fotografiche ecc – ci sono altri negozi apposta, principalmente quelli che trattano antiquariato vero e proprio, come a Nakameguro, in cui purtroppo non sono ancora stata ma che è nella lista dei prossimi quartieri da visitare.

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una delle corsie all'interno del negozio

Con questo si chiude la prima rubrica di consigli per gli acquisti per amanti del vintage, lo studio del JLPT mi chiama e mi andava di postare qualcosa di stupido prima di parlare della gita ad Hakone.

* Indirizzi:

1 or 8: Hiratsuka-shi, Kanagawa. Dalla stazione Tokaidaigakumae stare sulla sinistra fino al grande incrocio dopo il supermercato Gourmet City, dopodiché prendere la salita sulla destra. Il negozio è sul lato destro, dopo circa 10 minuti a piedi.

Kinji:  B1 YM Square Harajuku 4-31-10, Jingumae, Shibuya. Dalla fermata della metro Jingumae, attraversare la strada e tenere le destra. Proseguire dritto fino al grande incrocio con semaforo pedonale, attraversare e girare a sinistra: Kinji si trova nel primo centro commerciale subito sulla destra .

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