Chi non posta a capodanno…

Buon anno nuovo a tutti quanti!

nengajō, tipica cartolina di auguri - il 2012 sarà l'anno del Drago (non ditelo alla mediaset che poi ci propina Dragonball)

Oshōgatsu.  Ci sarebbe da scrivere un papiro su ciò che questa festa così particolarmente sentita in Giappone, sui preparativi, sulle differenze delle celebrazioni tra un tempio e l’altro, ma per onor di cronaca mi limiterò alle mie esperienze personali e a quello che ho sentito dai professori e chiesto in giro ad amici.

Inizierò col dire che il Capodanno, a differenza dell’occidente, non si riferisce solo alla notte a cavallo tra i due anni ma all’arco di tempo che va dal 31 dicembre al 4 gennaio. È questa l’occasione in cui le famiglie si riuniscono per stare insieme, e spesso i giapponesi viaggiano anche fino alla parte opposta del paese pur di riunirsi ai propri cari. Vi sfido proprio a trovare posto su un treno in questo periodo, o anche solo a potervelo permettere: già ricaricare la Pasmo – tessera magnetica dei treni – richiede una buona scorta di reni, ma a mano a mano che ci si avvicina al Capodanno i prezzi  dei trasporti aumentano tanto da raddoppiare o, in alcuni casi, addirittura triplicare.

Nei due giorni precedenti il Capodanno i giapponesi sono soliti fare grandi pulizie, ma una volta arrivata la mattina del 31 dicembre, ogni attività, dal pulire al cucinare, cessa di essere svolta. Siccome i giapponesi, checché ne pensiate voi viste le loro esili forme, non vivono d’aria, il fatto che a Capodanno non cucinino nulla non significa che stiano a patire la fame per tutta la giornata, anzi, a festa speciale corrisponde pasto speciale. Si tratta di ciò che è noto col nome di Osechi-ryōri (御節料理) ovvero cibo freddo o essiccato che non necessita del frigorifero per conservarsi per 3 o 4 giorni, sistemato con cura in scatole di lacca chiamate jūbako (重箱) seguendo un ordine preciso. Oltre alla sistemazione, anche il significato di questi cibi è legato ad ambiti specifici, che sia per assonanza di parole o per un valore intrinseco: per esempio i fagioli di soia neri kuro-mame (黒豆) simboleggiano un augurio di salute e benessere in quanto “mame”, fagiolo, significa anche “salute”.

La tradizione dell’osechi-ryori è molto antica e una volta veniva preparato in casa propria con qualche giorno di anticipo, mentre oggi queste scatole si comprano più che altro al supermercato o ai convenience store.

Ah, e come non menzionare l’onnipresente mochi, il tipico dolcetto rotondo di riso tritato e pestato ad ottenere una pasta bianca, morbida e dalla consistenza vagamente appiccicosa, che viene riempita di crema di fagioli rossi. Lo so, detto così stuzzica l’appetito quanto un piatto di verze andate a male, ma vi assicuro che l’aspetto tondo e paffuto è molto invitante e il sapore, per quanto strano possa sembrare al primo morso, è tutt’altro che cattivo.

Il mochi di Capodanno in particolare si chiama kagami mochi (鏡餅, letteralmente “mochi a specchio”) ed è costituito da due tortine impilate con un’arancia amara (橙 daidai ) in cima.

Mochizilla

Questo tipo di mochi è un cibo decorativo, di solito sistemato nell’altare di famiglia durante il periodo di Capodanno come augurio di buona fortuna.  Non è ben chiaro cosa simboleggino i due tortini di mochi (se l’anno vecchio e quello nuovo, il sole e la luna o che altro), ma l’arancia in cima richiama per assonanza il kanji 代々(daidai, generazione) e simboleggia la continuazione della famiglia.

Non so voi, ma tutti questi giochi di parole, richiami e rimandi sono ciò che mi ha fatto innamorare di questa lingua.

Attenzione: questo mochi detiene il record di vecchi morti soffocati durante la deglutizione. Come vi ho detto, la pasta è appiccicosa e difficile da masticare in pezzi troppo grossi…quindi, per piacere, non fate i vecchi giapponesi e mangiate i mochi a piccoli morsi. Poi non dite che non vi avevo avvertito.

Infine,  durante il periodo di festività si possono notare i lati di porte e portoni di case e gli ingressi degli edifici ornati con i門松kadomatsu, le tipiche decorazioni di Capodanno costituite da corda intrecciata, ramoscelli di pino, bambù e susino (detti anche “i tre amici dell’inverno”, che rappresentano nell’ordine longevità, durevolezza e costanza) e festoni di carta bianca a zig-zag – quelli che si vedono di solito solo nei templi o nei santuari.

kadomatsu alla porta del mio dormitorio

In chiusa, voglio solo mettere l’accento sul termine che usano i giapponesi per indicare il party di Capodanno: 忘年会bōnenkai, che letteralmente significa “incontro per dimenticare l’anno”.  Non fanno parte della tradizione nè si tengono la sera del 31 (ma genericamente nel mese di dicembre), questi party sono semplicemente delle versioni festive dei normali 飲み会nomikai (serate passate a bere) per festeggiare l’anno nuovo in compagnia di amici.

Il mio bōnenkai si è tenuto il 31 dicembre (sì, lo so, per nulla giapponese) a bordo di un piccolo yacht al largo della baia di Yokohama, tra ruote panoramiche illuminate, fuochi d’artificio e ovviamente fiumi di alcol – quindi la parte del dimenticare è  riuscita benissimo.

fuochi d'artificio lungo la baia di Yokohama (grazie a Sam per la foto)

E il vostro Capodanno com’è stato?

Di nuovo auguri!

よいお年を!あけましておめでとうございます!


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Un commento su “Chi non posta a capodanno…

  1. Enrico ha detto:

    …NON POSTA TUTTO L’ANNO!
    BUON ANNOOOOOOO!

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