Natale a Hiratsuka – prossimamente nei peggiori bar di Caracas.

Anche se con due giorni di ritardo, BUON NATALE a tutti quanti.

Tokai natalizia

Dopo l’inizio politically correct, veniamo a noi, e veniamo ai bilanci di 3 mesi di blog: rosso scarlatto oserei dire, visto che i miei post sono più diradati dei capelli di Silvio prima del trapianto.

Con una mano sul cuore e una sullo stomaco per quanto cibo ho ingurgitato sotto le feste (non sia mai che passare il Natale oltreoceano sfati l’esistenza della mitologica figura del mezzo italiano mezza idrovora) oggi voglio parlare, appunto, di quello che questa festività rappresenta in Giappone.

Ebbene, subito dopo il 31 ottobre la mensa della Tokai e la maggior parte degli esercizi commerciali si sono tolti di dosso ragnatele finte e ragni di plastica per indossare barbe bianche e lucine colorate in così breve tempo da fare un baffo a Jack Skeleton. Luminarie, decorazioni, menù a tema: verrebbe quasi da pensare che la differenza non sia poi così grande ma, signora mia, qui non ci sono né cinepanettoni dal rutto facile e la parolaccia d’ordinanza né il palinsesto tv che mediaset manda in onda dai primi anni 90 (l’hanno fatto anche quest’anno “una poltrona per due”, a casa?) e una ventata d’aria di festa riesce quasi a farsi strada tra portafogli che si sgonfiano e sacchetti che si moltiplicano.

Tralasciando che il termine festività sottintenda la sospensione delle attività lavorative e/o scolastiche, cosa che qui non avviene dato che per carità, bello l’albero e le lucine ma tanto loro mica ci credono davvero al bambinello nato da una vergine (chiamali scemi),  penso che qui le suocere che gridano allo sperpero, al consumismo e “a natale io sono alternativo e odio la gente più del solito” – aggiornatevi, ormai la vera trasgressione è essere davvero più buoni  – perderebbero le corde vocali dal tanto starnazzare che avrebbero. Perché qui il Natale è una festa puramente commerciale, dove più che lo spirito caloroso del ritrovarsi tutti insieme è arrivato il messaggio dello scambiarsi regali, quasi un obbligo più che un piacere.

Inoltre in Giappone il Natale è una specie di preludio al San Valentino.

La sera del 24 dicembre, la vera “Christams Eve” (pare che solo noi italiani festeggiamo il 25) è prassi per le coppiette andare a cena fuori in un romantico ristorantino prenotato da almeno uno o due mesi a prezzi non proprio economici, mentre le ragazze single smaniano durante le settimane prima di Natale per trovare un fidanzato o qualcuno con cui passare questa magica serata – ragion per cui mandrie di ragazzi si improvvisano 軟派天才nanpa tensai, geni della caccia alle ragazze (che ha delle regole precise che tratterò in altra sede).

Altro punto fondamentale è il cibo natalizio. Come ho già detto, i ristoranti organizzano sì tipici menù di Natale….che non sono altro che i soliti (buoni per carità) piatti giapponesi di tutti i giorni, con la differenza che alla fine del pasto c’è Lei, la Torta di Natale.

immagine presa da google

Perché in Giappone sono principalmente due, i cibi che contraddistinguono questa festa. Uno è appunto la sopracitata torta, rigorosamente di pan di spagna, ricoperta di panna montata e con in cima fragole e Santa Claus che sorregge la scritta “Merry Christmas”. Variazioni sul tema non sono ammesse, tranne che per la farcitura interna. Come ci ha spiegato la nostra professoressa, i giapponesi vanno matti per questo tipo di torte dall’aspetto “occidentale” ma di solito le patisserie o i cafè le vendono a prezzi esorbitanti, e quindi preferiscono aspettare le ricorrenze in cui è d’obbligo possederne una, in modo da non doversi accontentare di una sola fetta e di spendere una cifra folle con la coscienza un po’ più leggera.

L’altro piatto tradizionale natalizio, credetemi o meno, è il KFC set: il Kentucky Fried Chicken, una delle più note catene di fast food americano, durante gli anni 70 presentò la sua icona portante, il colonnello Sanders, vestito da Babbo Natale. A quanto pare la campagna ebbe molto successo e, sebbene al giorno d’oggi la tendenza si sia un po’ smorzata, questo resta ancora uno dei pasti natalizi che vanno per la maggiore. Il set contiene vari pezzi di pollo (fritti), dell’insalata, una bibita a scelta ed ovviamente la torta di Natale.

Infine spendo qualche riga per  le luci, che giocano un ruolo molto attivo – se in questo caso, dato che tradizione non è, sia per ritrovare un po’ il proprio bambino interiore o perché in realtà i giapponesi siano falene travestite non mi è dato saperlo. Sì, perché un qualsiasi abbozzo di lampadina attaccato ad un albero spoglio al di fuori di una stazione attira orde di giapponesi telefonino-muniti a fare gruppo e a scavalcarsi l’un l’altro per una foto con le dita a V davanti allo spettacolo luminoso.

E non solo.

La sottoscritta, insieme a un gruppo nutrito di amici, ha passato il Natale allo 読み売りランド Yomiuriland, il parco divertimenti della Odakyu Line, a metà strada tra dove sto io e la civiltà. Uno schiaffo in faccia al risparmio energetico, durante il Natale questo parco è interamente ricoperto di luci, dagli alberi alle giostre stesse, creando sì un’atmosfera magica, ma allo stesso tempo dandoti l’illusione di essere immerso in un violento trip di LSD.

Leggermente mossa, ma avevo scordato il treppiede

All’uscita del parco, turisti disposti ordinatamente in una lunghissima fila, ignorando completamente l’aria pungente e gelida della sera, aspettavano il loro turno per essere fotografati davanti ad un maestoso e ovviamente illuminato abete natalizio in compagnia di Santa Claus.

Tuttavia da ieri è già cominciato lo smantellamento del Natale: via gli alberi, via i babbi natale (ma le luci restano) e sono iniziati i preparativi della prossima festa: お正月Oshougatsu, Capodanno.

Vi avevo già detto che grazie alle conoscenze di Yukina, la nostra dj di ogni festa al campus, lo passeremo su uno yacht al largo della baia di Yokohama? No? Beh, sapevatelo.

Ancora  メリークリスマス!

guest star: Ettore da Ibaraki 😀